Meningioma di convessità frontale destra: craniotomia

Presentazione clinica

Giunge in pronto soccorso una paziente di 41 anni in seguito a crisi convulsiva. I familiari riferiscono peggioramento recente di cefalea divenuta resistente a terapia antidolorifica nei giorni precedenti il presente episodio. Una Tomografia Computerizzata senza mezzo di contrasto eseguita in regime di urgenza con integrazione mediante studio di Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto documentano una voluminosa neoformazione frontale che si potenzia intensamente dopo somministrazione di mezzo di contrasto con verosimile base di impianto sulla grande falce cerebrale (un ispessimento delle meningi posto a separare i due emisferi cerebrali), sul seno sagittale superiore (una grosso vaso venoso che raccoglie il sangue refluo dagli emisferi cerebrali) e sulla dura madre (una membrana che ricopre tutto il sistema nervoso) della volta cranica frontale (figura 1).

Il tumore determina compressione del parenchima cerebrale ed evidente depiazzamento delle strutture intracraniche. I caratteri radiologici sono quelli del meningioma, un tumore benigno delle meningi.

Esame obiettivo neurologico

E'presente un lieve rallentamento ideomotorio con sfumature tipiche della sindrome frontale in assenza di atri deficit neurologici focali

Intervento chirurgico

Mediante una craniotomia frontale (uno sportello osseo della teca cranica frontale) con base sul seno sagittale superiore è stato possibile asportare la malattia in frammenti, una volta privata delle sue afferenze vascolari. In questo caso il seno sagittale superiore non era infiltrato dalla malattia, caratteristica che ha permesso la completa asportazione del tumore.

Decorso postoperatorio

La paziente si è alzata dal letto in prima giornata postoperatoria. Dimissione in quinta giornata postoperatoria. La diagnosi istologica ha confermato il sospetto di meningioma di primo grado. I controlli di Risonanza Magnetica eseguiti a 1 e 6 mesi mostrano l’assenza di residuo di malattia e la regressione del depiazzamento delle strutture intracraniche (figura 2 e 3).